Per capirle, le Dolomiti, veramente, occorre un po’ di più. E non vogliamo dire arrampicate in piena regola. Bastano i sentieri. Entrare, avventurarsi un poco fra le crode, toccarle, ascoltarne i silenzi, sentirne la misteriosa vita.
Se ci si trova dentro a una parete – e non occorre che sia di sesto grado, ce ne sono di quelle attraversate da comode cenge su cui corrono sentieri sicurissimi – si comincia a decifrarle, queste rupi, a distinguerne la personalità e le voci. Ora non si riconoscono più, hanno perso la forma, si sono frantumati in un intrico di guglie, di spaccature, di massi penzolanti, di segreti recessi pieni di intimità, di architravi che vacillano, di allarmanti baldacchini, di diruti altari, di precipitosi botri, di pilastri dall’equilibrio inverosimile.

– Dino Buzzati, Introduzione a Olimpiadi nelle Dolomiti, 1956
Pala di San Martino da Cima Rosetta
Ora Blu a passo Rolle