AltaVia 11 degli Altipiani

AltaVia 11 degli Altipiani

L’area montana delimitata a nord e ad est dal Brenta, ad ovest dall’Astico e a sud dalla pianura veneta, è, per molti aspetti, unica nelle Alpi.

The mountain district bounded on the N. and E. by the Brenta, on the W. by the Astico, and on the S. by the plain of Venetia, is in many respects unique in the Alps.
John Ball – A Guide to the Eastern Alps – 1868

Distanza totale: 46.97 km
Altitudine massima: 2260 m
Altitudine minima: 722 m
Totale salita: 2449 m
Totale discesa: -3083 m

Descrizione del percorso – Punto di partenza è il Passo Vezzena, in Provincia di Trento, a 1404 metri di altitudine.
Ampia possibilità di parcheggio nei pressi dell’omonimo albergo.

Una tranquilla strada asfaltata chiusa al traffico risale verso Busa Verle dove lambisce ciò che rimane del Forte austro-ungarico Werk Verle. Questo forte già danneggiato durante i combattimeti fu ridotto in macerie dopo il conflitto per recuperarne le parti in acciaio.
Poco più avanti incontra il Sentiero della Pace proveniente da Monterovere.
Al margine del bosco di abeti rossi prendiamo a sinistra il sentiero SAT 205.
Questo sentiero che risaliva con fondo degradato il ripido dorso di Cima Vezzena, conosciuta anche come Pizzo di Levico, è stato completamente ripristinato nell’estate di questo 2014 ed ora conduce con tracciato più agevole ad incontrare gli ultimi tornanti della strada militare di servizio al forte austro-ungarico Spitz Verle.

Oltrepassato il limite del bosco lo sguardo è libero di correre sui sottostanti pascoli dell’altopiano di Vezzena per poi, una volta raggiunta la cresta sommitale, seguire le forme dell’ampio solco della Valsugana che si apre per accogliere i laghi di Caldonazzo e Levico.

Ardito punto di osservazione costruito tra le rocce sommitali il Forte Spitz Verle era chiamato “l’occhio dell’ Altopiano”. Considerato inespugnabile, poteva controllare gli estesi declivi verso Asiago e tutta l’Alta Valsugana che sovrastava da un dislivello di millequattrocento metri.

Volgendo la vista a levante si manifesta il tracciato che ci attende. Il sentiero corre sul ciglio dell’altopiano accanto ai vertiginosi strapiombi che si aprono sulla Valsugana fino a risalire l’imponente sagoma del Portule che ora chiude l’orizzonte orientale.
Raggiunta la sua cima sarà possibile rilanciare lo sguardo sul prosieguo del viaggio, dalle vette del bianco altopiano ai prati della verde piana di Marcesina.

Il sentiero 205 lascia le desolate rovine della cima e si abbassa tra i mughi rimanendo prossimo al ciglio dell’altopiano.
In breve passiamo accanto allo stretto intaglio della Bocca da Forno (quota 1788) per poi risalire al Passo delle Cavicce e guadagnare i 2049 metri di Cima Mandriolo o Costalta.

Il percorso segue antichi confini ancora oggi linea di demarcazione tra Trentino e Veneto.
Discrete croci catastali scolpite sulle rocce accompagnano silenziose il cammino.
Dà loro voce l’accurata ricostruzione delle storiche contese confinarie pubblicata da Giordano Balzani e Franco Gioppi nel libro Alpi di mezzogiorno – Storie di uomini e confini tra Valsugana e Altipiano.
Lettura consigliata che guida tra le complesse vicende che hanno animato questi luoghi e permette di godere più profondamente di questo lungo viaggio suggerito già nel 2001 dagli stessi autori.

Scesi da Cima Mandriolo passiamo per Porta Manazzo (quota 1795) per poi seguire il sentiero 209 che con modeste variazioni di quota guida a Bocchetta Larici (quota 1876).

Scorrevoli tracce prative si alternano a tratti in cui radici e pietre rendono più ostica la falcata.
Corridoi tra i mughi ci portano a risalire l’erbosa elevazione di Cima Larici (quota 2033) ed alla successiva cresta del Monte Erba.

Scesi a Porta Renzola, chiamata anche Bocchetta Lanzoletta (quota 1949), ci attende la ripida ascesa al Monte Kempel seguendo il sentiero 826. Poco più a Sud svetta la croce di Cima Portule (quota 2308).
Segue una ripida ma facile discesa su tracce di sentiero per raggiungere Porta Kempel (quota 2144).

L’ambiente muta aspetto.
Lasciamo alle nostre spalle i verdi declivi erbosi per addentrarci nel bianco e nel grigio delle severe forme dell’altopiano carsico sommitale.

E’ il sentiero 208 ora a guidarci tra rocce, dossi ed avvallamenti alla base del Monte Trentin o Gomion.
Incontrato il sentiero 835 lo seguiamo in salita per raggiungere le due croci che caratterizzano la vetta di Cima Dodici o Fierozzo che con i suoi 2336 metri segna il punto più alto di questa traversata.
Il panorama a trecentosessanta gradi spazia dai lontani ghiacci del’Ortles, alle vicine Pale di San Martino, all’estesa pianura veneta.
Di fronte a noi la lunga catena di cime del Lagorai con il massiccio granitico di Cima D’Asta.

Riprendiamo a scendere lungo il crinale orientale seguendo il sentiero 211.
Puntiamo alla Busa delle Dodese dove tocchiamo il Bivacco Lenzi, costruito nel 1976 e curato dalla SAT di Borgo Valsugana (quota 2050).
Dal Bivacco saliamo – segnavia 206 – alla sella tra il dosso del Cuvolin e Cima Undici.
Costeggiamo quest’ultima percorrendo il facile sentiero che in falsopiano raggiunge il fianco di cima Dieci o Castenuovo.

La Colonna Mozza posta dagli alpini nel 1920 a ricordo dei caduti della Grande Guerra guida la nostra corsa verso la sommità del Monte Ortigara (quota 2106).
Pochi passi lungo il sentiero 840 e raggiungiamo il Cippo Austriaco (quota 2086).

Lo stesso sentiero ci conduce in discesa attraverso il teatro di cruente battaglie.
Il silenzio ora accompagna il susseguirsi di luoghi che evocano il triste sacrificio di migliaia di vite umane.
L’ Hilfplatz o luogo di primo soccorso austro-ungarico.
I baraccamenti al riparo nelle doline.
La Galleria Biancardi con il suo passaggio attrezzato scavato nella roccia.
Il Pozzetto dei feriti nella zona di conflitto.
Il Pozzo della Scala con le trincee in cui si ammassavano i battaglioni alpini prima di lanciarsi nell’inferno dell’attacco.

Il sentiero 841 ora ci accompagna nella risalita verso Cima della Caldiera (quota 2124) da cui i reparti italiani fronteggiavano quelli austro ungarici appostati sul vicino Ortigara.
L’osservatorio Torino, scavato nella roccia, concede ancora oggi il controllo visivo della Bassa Valsugana.

La strada militare costruita dal Genio italiano porta velocemente al bivio con il sentiero 842.
Lo seguiamo e scendendo rapidamente di quota torniamo a correre sull’erba attorniati da mughi e larici.
Passiamo accanto alle lapidi di un piccolo cimitero di guerra italiano (quota 1967) diretti allo spiazzo erboso di Prato Molina (quota 1847) e poi a Porta Incudine (quota 1858).

Ingannevoli tracce di sentiero portano a risalire tra i mughi verso Cima Isidoro a strapiombo sulla Valsugana.
Con attenzione individuiamo invece i segnavia biancorossi che guidano in discesa alla profonda voragine chiamata Buso dei Quaranta.

Ad un bivio risaliamo a sinistra verso i Castelloni di San Marco seguendo il sentiero 845.
Vero e proprio labirinto roccioso modellato dai ghiacci e dagli agenti atmosferici, i Castelloni di San Marco offrono l’occasione per un intricato gioco esplorativo a quota 1830. Il sentiero 845 li attraversa completamente diretto ad est dove riprende l’842 confluendo in una mulattiera militare che con alcuni tornanti porta alla storica linea di confine tra Impero Austro Ungarico e Serenissima Repubblica di Venezia, ora demarcazione tra Trentino e Veneto.

Una tabella illustra lo sviluppo del Sentiero dei Cippi confinari risalenti al 1752, altra suggestione regalata da questo lungo viaggio nel tempo.
Rimontiamo brevemente il pendio verso Nord fino a raggiungere il bordo dell’Altopiano. Qui il cippo numero 1 è fermo testimone dello storico confine ribadito a Rovereto nel 1752.
E’ chiamato Anepoz per la sua forma ad incudine.
Presenta due formelle, ora ripristinate dopo che erano state trafugate nel diciannovesimo secolo, recanti le effigi dell’Arma di Maria Teresa D’Austria e del Leone Alato di San Marco

Dal vicino cippo numero 2 scende in territorio trentino il sentiero 242 che offre l’opportunità di variare l’esperienza e concludere la traversata, in maniera altrettanto remunerativa, a Grigno in Valsugana. Il sentiero in circa sette chilometri e mezzo scende attraverso il bosco di Giogomalo, tocca il sito archeologico Riparo Dalmeri e la vicina Tana dei Briganti, e poi raggiunge ripidamente il fondovalle ad un chilometro dal paese di Grigno seguendo il sentiero della Pertica, storico accesso all’altopiano per i grignati.

Dall’ Anepoz torniamo sui nostri passi per farci guidare a Sud, pressoché in linea retta, da questi silenziosi gendarmi di pietra.
L’esile traccia del nuovo sentiero CAI 869B si inoltra nel bosco alla scoperta dei primi cinque cippi confinari poi segue comodamente la strada forestale che sale da malga Buson.

Per continuare la ricerca dei cippi confinari lasciamo la strada ed i segnavia 869B per seguire quelli marcati 869 all’interno del Bosco dei Laghetti nelle vicinanze del Rifugio Barricata.
Giunti al cippo confinario numero 10 pieghiamo a sinistra e seguendo le evidenti recinzioni attraversiamo i pascoli della Piana di Marcesina per poi, superato il cippo numero 20, risalire su strada forestale al Passo della Forcellona.
Qui incontriamo il cippo confinario numero 22, uno dei cinque cippi principali cui mancano le formelle recanti gli stemmi dell’Arma Austriaca e del Leone di San Marco.

Dal Passo della Forcellona scendiamo su prato al cippo 23, a breve distanza scorgiamo il cippo 24.
Ora una comoda strada forestale ci porta, nuovamente con segnavia 869B, al Centro Fondo Val Maron a quota 1351.

Dal Rifugio Val Maron raggiungiamo seguendo il nastro d’asfalto il valico di Casara Stazio da cui una ripida ed esile traccia conduce in discesa a Malga Agostini.
Ritroviamo la traccia parallela 869 che su strada asfaltata scende alla chiesa di Frizzon, termine del Sentiero dei Cippi 1752.

Altri tre chilometri e mezzo su strada asfaltata ci portano al centro di Enego, provincia di Vicenza, a quota 751.

Enego è servito dal trasporto pubblico.
Tramite autobus si può raggiungere Bassano del Grappa (VI) con fermata intermedia a Primolano (TN).
Linee, orari e costi sono consultabili sul sito della Società per l’Ammodernamento e la Gestione delle Ferrovie e Tramvie Vicentine.