Dolomiti di Brenta Trail

Dolomiti di Brenta Trail

Video di presentazione della manifestazione
Video del percorso DBT 64 chilometri
Mappa del percorso DBT 64 chilometri – Webmapp.it

Sito della manifestazione

 

Dr. Finkelstein:   Chi è curioso va all’inferno, lo sai?
Jack:   Sì, lo sò!

Nightmare Before Christmas
film in stop-motion ideato da Tim Burton
– 1993

Chi è curioso va all’inferno

Parto da questa citazione con cui la mia mente affaticata ha giocato a lungo sabato scorso, mentre percorrevo i sentieri del Gruppo di Brenta nuovamente con un pettorale addosso.

E’ affiorata improvvisa tra i pensieri, perfetta descrizione del mio agire.

Forse è necessario un prologo.
Ad inizio estate Alberto, Franco, Herbert e Luca mi invitano a prendere parte alla prima edizione competitiva del Dolomiti di Brenta Trail.
Si tratta di una manifestazione di trail running che, con percorsi di 64 o 45 chilometri, cinge in un abbraccio gran parte delle Dolomiti di Brenta, mescolando l’isolamento e la severità delle zone meno conosciute allo spettacolo magnetico degli scorci che hanno reso celebri queste montagne.
Li ringrazio, il fascino dei luoghi e la fiducia nelle loro capacità organizzative mi spinge ad una risposta possibilista, ma in cuor mio penso che a settembre difficilmente ci sarò.
E’ una semplificazione approssimata di quanto provo ma, diciamo così, al momento non sento il bisogno di indossare un pettorale mentre giro per montagne.

Un’estate ricca di sogni. Ne accantono alcuni, ne abbraccio altri, provo la soddisfazione per la loro realizzazione.

A ridosso di Settembre l’acronimo DBT torna al mio orecchio.

La curiosità, una curiosità introspettiva rivolta alle sensazioni che potrei provare in corsa, si desta ed inizia il suo insinuante mormorio, mellifluo e sibillino.
Lo ascolto dubbioso per qualche giorno, poi scelgo di assecondarlo.

Ora che questa esperienza si è conclusa, ed il vissuto è passato tra i ricordi, riconosco che tra i molti pensieri, quello che si è manifestato per primo parla della soddisfazione per le scelte compiute.

La prima è stata quella di giocare ancora.

La seconda è stata quella di accantonare un approccio conservativo in favore di una condotta di gara più audace.

Scelte entrambe meditate e guidate, mi ripeto, da una genuina curiosità.

Scelte che comprendo possano essere considerate ai limiti della sfrontatezza e della presunzione, malgrado ciò eludere questa curiosità mi avrebbe lasciato intimamente insoddisfatto.

La mia gara, in estrema sintesi.

La corsa parte subito su ritmi sostenuti. Abbastanza da farmi capire che dovrò pagarne ampiamente il costo in termini di fatica, non abbastanza da mortificare la mia curiosità e farmi ripiegare su una strategia più prudente.

Oltre venti chilometri corsi sopra le righe presentano il conto, trovo un mio ritmo di corsa.
Recuperare un equilibrio in corsa non è tuttavia immediato. In vista del Rifugio Graffer vivo il momento più difficile di questa lunga giornata.

Eccoci alla citazione iniziale. “Chi è curioso va all’inferno, lo sai?
E’ in questo tratto che la mia mente affaticata cerca di distillare, quale nutrimento, una goccia di ironia dal sudore prodotto sotto sforzo.

Nelle discese non riesco a trovare scioltezza.
Nelle salite alterno momenti più efficaci ad altri meno.
Nella lunga discesa dalla Bocca di Brenta verso il traguardo non forzo: le sensazioni quindi migliorano ancora ma la testa è altrove. E’ occupata in un articolato processo alle intenzioni, sul banco degli imputati siede la mia curiosità.
Finirà assolta con formula piena.

Cosa mi è piaciuto.

Prima di tutto il Brenta, non ne avevo ancora calcato i sentieri quest’anno, e mi ha ingolosito.

Tanti dettagli parlano di una gran mole di lavoro organizzativo guidato da occhi esperti.
Personalmente ho gradito la tracciatura ed in particolare la preclusione dei tagli di percorso più eclatanti a garanzia di equità in corsa, attenzione non banale.
Ho apprezzato un piano sicurezza dettagliato comprensivo di un percorso alternativo consultabile da tutti nei giorni precedenti la manifestazione.

Infine, per quanto è stata la mia esperienza, mi ha positivamente colpito la serena convivenza sui sentieri, anche i più affollati, tra frequentatori della montagna mossi da motivazioni differenti, quindi dotati di numero pettorale o meno. Verosimilmente indice di una buona comunicazione in loco dell’evento.

Grazie.

Una stretta di mano pubblica per raggiungere anche chi non ho potuto ringraziare di persona.
Ai volontari, ma proprio tutti.
A chi ha perso il sonno in cabina di regia.
A chi ha contribuito con la propria professionalità.
A quanti si sono lasciati affascinare da quest’idea e vi hanno impegnato il proprio tempo, rendendola grande per farci divertire.

Cristiano