La solitudine del maratoneta

La solitudine del maratoneta

Perché, vedete, io non gareggio mai; io corro soltanto, e in qualche modo so che se dimentico la gara e mi limito a tenere un buon passo finché non so più che sto correndo vinco sempre la gara.
Perché quando i miei occhi s’accorgono che sono vicino alla fine del percorso – riconoscendo una scaletta o l’angolo di un casolare – io opero uno scatto, e posso fare uno scatto così veloce perché fino a quel momento ho l’impressione di non aver corso affatto e di non aver sprecato la minima energia.
E ho potuto farlo perché ho continuato a pensare; e mi domando se sono l’unico corridore al mondo con questo sistema di dimenticare che sto correndo perché sono troppo occupato a pensare; e mi domando se qualcuno degli altri ragazzi conosce il mio trucco, benché sappia con certezza che non è così.

Sinossi
Pubblicato la prima volta nel 1959, La solitudine del maratoneta deve la sua fama in parte a una suggestiva trasposizione cinematografica del racconto che dà il titolo alla raccolta, ma sicuramente allo stile innovativo, e ancor oggi modernissimo, della scrittura di Sillitoe: l’intero racconto che dà il titolo alla raccolta è un lungo inarrestabile fiume in piena di sessanta pagine che ripercorre, al ritmo dei suoi passi durante una gara di maratona, i pensieri agitati del protagonista.
Colin Smith, un giovane scapestrato rinchiuso in un riformatorio, di cui il direttore dell’istituto ha intuito e incoraggiato il talento sportivo, continuerà a chiedersi a ogni passo della sua gara per chi o per cosa stia correndo, trovando l’unica risposta possibile a un passo dal traguardo, che non raggiungerà mai.

Alan Sillitoe
La solitudine del maratoneta.
Traduzione di Vincenzo Mantovani
Minimum fax edizioni – 2009