L'abatino Berruti

L’abatino Berruti

… tutto il fior fiore dello sprint battuto in breccia da un ragazzino italiano di ventuno anni, un abatino settecentesco con l’erre arrotata, un farmacista… ah, per Dio!
Gianni Brera, il Giorno, 4 settembre 1960

Un “filo rosso” legò sempre Brera all’atletica leggera.
Un rapporto “ancestrale” che inizia con il primo articolo firmato per “La Gazzetta dello Sport” il 18 agosto 1945, e proseguirà ininterrotto sino all’ultimo.
Brera, addirittura, tra il 1953 e il 1956 ricoprì la carica di Consigliere nazionale della FIDAL: un impegno da dirigente militante, inusuale e perciò tanto più sentito e appassionato, all’interno della sua ricchissima biografia pressoché interamente dedita alla scrittura giornalistico-sportiva.
In una esplorazione della straordinaria versatilità, narrativa e linguistica “breriara”, non poteva quindi mancare una piccola antologia di scritti sull’atletica leggera.
Pagine saggistiche e di cronaca tratte da alcuni dei suoi principali lavori sul tema: “Atletica Leggera. Scienza e poesia dell’orgoglio fisico” (1949); “Atletica e Scuola” (1951) con Gian Maria Dossena; “Il sesso degli ercoli” (1959); “Atletica leggera. Culto dell’uomo” con Sandro Calvesi; nonché dall’intensissima attività giornalistica a “La Gazzetta dello Sport”, “Il Giorno”, “la Repubblica”, “Il Guerin Sportivo”.
Una rilettura e riscoperta di uno dei tanti Brera, regalatici dalla sua inesauribile verve creativa.

“Nello sport, così come in ogni altra attività degli uomini, le frasi fatte hanno trovato prima il loro bravo spiraglio, poi addirittura un piedistallo dal quale, immutabili e insopprimibili, governano la mente umana, la cui pigrizia è certo tra le più spaventose calamità che sia dato conoscere.
Ora frasi fatte e pigrizia sono a tal punto collegate, da essere le une in stretta funzione dell’altra, e noi vediamo ancor oggi imperversare principi e credenze che la normale esperienza quotidiana ha dimostrato falsi da decenni.
Uno degli aforismi divenuto ormai luogo comune nell’ambito sportivo è questo che dice: campioni si nasce e non si diventa.
Inutile, certo, rifare qui la storia delle capziose disquisizioni sull’innatismo e sulla potenzialità insita ab imo nell’uomo. Ma che si nasca campioni, o medici, o elettricisti può solo dirsi a posteriori: quando cioè si sia diventati già campioni, o medici o elettricisti. E troppo lungo sarebbe enumerare le immense topiche nelle quali incapparono coloro che da superficiali elementi di giudizio osarono spifferar previsioni sull’avvenire di un atleta.
Indubbio, sì, che per divenir qualcosa o qualcuno si debbano avere qualità necessarie (cioè potenziali); ma dall’aver doti suscettibili di grandi miglioramenti, al nascere con belli e pronti i bacilli della grandezza e della fama sportiva ci corre molto. L’uomo non è, nascendo, che un grinzoso e violaceo ranocchietto pieno di fame e cruccio.”

Gianni Brera
L’abatino Berruti – Scritti sull’Atletica Leggera
a cura di Sergio Giuntini
postfazione di Paolo Brera
Edizioni BookTime Milano – 2009