Nati per Correre

Nati per Correre

Medaglie, Olimpiadi, Record: le vittorie dei mitici corridori keniani sono una serie impressionante, irraggiungibile per gli altri Paesi. Quali sono i segreti che da sempre li rendono invincibili? Il fatto che sono cresciuti correndo a piedi nudi? E’ forse quello che mangiano? O l’altidudine a cui vivono? Il ritmo irregolare, prima velocissimo e poi lento, con cui dispiegano la loro potenza? O è un mistero più profondo e inaccessibile?

“Durante un’intervista, a Sean Connery è stato chiesto che cosa lo facesse piangere. Dopo qualche istante di riflessione, il celebre attore ha risposto: ”L’atletica”. Spesso anch’io reagisco così. Guardare i corridori lanciati verso il traguardo, soli con se stessi e con la loro forza di volontà, a lottare contro i propri limiti con lo sguardo fisso in avanti come se fossero in trance, e con anni di dedizione e sacrifici stampati in faccia, può essere molto commovente.

La corsa è uno sport brutale ed emozionante, ma anche semplice ed essenziale. Come esseri umani, al livello più basico abbiamo fame, sete, sonno e voglia di amare, ma anche di correre. Basta guardare i bambini, che quando giocano non fanno altro che correre. La corsa è parte essenziale di ciò che ci rende umani.

Forse è proprio per soddisfare questo bisogno primario che atleti e persone comuni si alzano la mattina per uscire a correre nelle città di tutto il mondo. Per sentire dentro, in fondo alla pancia, il fremito di qualcosa di primordiale. Per sentirsi anche loro ”un po’ selvatici”.

Correre non è divertimento. E’ dolore e fatica. Chiedete a chi corre perché lo fa, e con ogni probabilità vi dirà che non lo sa, sebbene qualcosa continui a spingerlo.

Spesso chi corre è ossessionato da record personali, tempi e distanze, ma questo non basta ad indurlo a uscire di casa con le scarpette. La mania di analizzare e misurare tutto può essere soddisfatta in modi più semplici, per esempio contando le auto. Tempi e grafici sono solo esche per la nostra mente razionale, per il nostro cervello analitico, a cui dobbiamo dare una ragione plausibile.

A spronarci davvero è qualcos’altro. E’ il nostro bisogno di sentirci umani, di andare oltre la stratificazione di ruoli e responsabilità che la società ci impone, al di là del badge aziendale, dall’etichetta di padre, marito o figlio, per arrivare al cuore della nostra vera natura umana. Una volta lì, la mente è di troppo: si smette di pensare e si comincia a sentire.

Ma la mente non molla così facilmente. Tanti corridori dicono di rendersi conto dei propri pensieri proprio quando corrono. I pensieri ci vorticano in testa tutto il giorno, sbatacchiandoci di qua e di là, e quasi non ne siamo consapevoli. Ma appena ci allontaniamo da questo mondo fatto di sola ragione e ci addentriamo nel cuore selvaggio dell’esistenza, ecco che la mente piomba nel panico. I pensieri tentano di afferrarti, di rallentarti. Ma come i monaci maratoneti del monte Hiei in Giappone, che corrono mille ultramaratone in mille giorni in cerca dell’illuminazione, se teniamo duro iniziamo a provare la formicolante sensazione di chi siamo davvero. Ed è una sensazione travolgente, così potente da volerne sempre di più.”

Adharandand Finn
Nati per correre
Sperling&Kupfer – www.sperling.it