Porte di Pietra

Porte di Pietra

Talvolta, nelle occasioni più dense, mi piace cercare di fermare sulla carta quel turbinio di emozioni che una corsa intensa sa donare. Mi piace ripercorrere quel filo invisibile che collega gioie e fatiche man mano che la matassa dei chilometri si assottiglia.

Oggi, ad un paio di giorni dalla corsa lungo le creste della Val Borbera, qui, con le dita che giocano con la tastiera del computer, non ho dato ancora un nome alla mia corsa.

Le emozioni, forti, non si sono ancora sedimentate.

Ne uscirà, temo, un racconto ancora torbido, ma sincero testimone di quanto provo al momento.

Cerchiamo di partire con ordine.
Dal prologo.

Ho conosciuto Cantalupo Ligure un paio di anni fa quando, attratto dalla possibilità di misurarmi con una distanza che mi piace molto, mi sono presentato al via delle Finestre di Pietra. Circa 35 km con un dislivello positivo di 1900 metri distribuiti su un percorso abbastanza nervoso.

I passaggi in cresta, in boschi di faggi e di castagni, lungo il greto del torrente Borbera, un’organizzazione puntuale e affidabile da parte di un gruppo di persone che lavorano con passione, il piacere di confrontarsi con un percorso che chiede impegno ed attenzione. Tutte queste cose mi hanno fatto tornare a Cantalupo l’anno successivo.

Durante l’ultimo inverno il richiamo delle lunghe distanze, mai sopito del tutto, è tornato ad alzare la voce e così, quando il pensiero è andato a quella parte di Appennino dove si incontrano quattro regioni, è stato naturale pensare di provare a percorrere tutto il periplo delle montagne che circondano la valle. 72 chilometri con un dislivello positivo di 4000 metri: le Porte di Pietra.

La prova è severa, distanza e dislivello obbligano ad una interpretazione attenta, e chiede in termini di impegno, concentrazione e sudore almeno quanto sa regalare con panorami, profumi e colori.

All’approssimarsi dell’appuntamento le previsioni meteo hanno gradualmente svelato un ulteriore fattore che avrebbe caratterizzato la prova rendendola ancora più ardua: il caldo.

La vigilia della corsa ha confermato il rapido innalzamento delle temperature ed il pensiero su come gestire la calura ha rapidamente scalato la mia personale lista di attenzioni. Non tanto per la preoccupazione di temperature assolute particolarmente anomale quanto per la disabitudine al solleone. A metà maggio questa primavera altalenante non ha ancora permesso quel graduale e stabile adattamento corporeo alle temperature estive. I primi caldi fanno soffrire di più.

L’attesa del via si svolge tranquilla in un’atmosfera dove timore e curiosità per una prova impegnativa si stemperano nel piacere dell’incontro con persone accomunate dalla medesima passione.

Si stringono mani, si scambiano pensieri, si incrociano sguardi.

Ma veniamo alle sensazioni in corsa.
8 del mattino.
Pronti?
Via.
Buon viaggio..

portepietra-Ponte delle Strette

I primi venti chilometri di corsa li conosco bene avendoli calpestati più volte durante Le Finestre di Pietra. Questa tranquillità sommata al fatto che il ritmo non è proibitivo mi permette di prestare maggiore attenzione ai luoghi attraversati. Il passaggio sulla passerella che supera le Porte di Pietra ovvero la stretta gola che regola l’accesso alla val Borbera e che da il nome a questa corsa, la ripida salita alla croce degli alpini immersi nel forte profumo della fioritura del timo, la cresta da dove lo sguardo può spaziare sull’intera valle, il verde dei boschi acceso dalla luce del mattino.

A Costa Salata, attorno al ventesimo chilometro, lascio la strada conosciuta per una nuova avventura. Hic sunt leones, così scrivevano una volta sulle carte geografiche per indicare la terra incognita. Da qui dovrò prestare più attenzione nel tradurre ciò che ricordo di planimetria ed altimetria nel percorso reale che vado a scoprire.

Bevo diligentemente, anche più di quanto sono abituato a fare, perché già dopo un’ora di corsa si può percepire il graduale innalzarsi della temperatura ed il pensiero va immediatamente alle calde ore del pomeriggio che attendono me ed i miei compagni di corsa.

Si sale gradualmente al monte Buio e successivamente all’Antola, mi aspettavo sentieri più impervi ma siamo ancora nella prima metà del percorso quindi la prudenza suggerisce di alternare qualche passo ad una corsa costante ma controllata.

Il gruppo si è gradualmente assottigliato, corro assieme a Matteo (Pigoni). Ci conosciamo ed abbiamo modi di intendere la corsa simili, la collaborazione nasce spontanea, senza bisogno di una parola.

Porte di Pietra 2012

Scendendo dall’Antola ci aspetta un lungo tratto scorrevole, Matteo allunga la sua falcata. Io sto bene ma i trenta chilometri che ci separano da Cantalupo possono riservare ancora molte insidie quindi decido di mantenere il mio ritmo.

Una manciata di chilometri dopo, in quel susseguirsi di salite e discese ripide su prato che conducono al Monte Chiappo ed al Monte Ebro la mia corsa cambia volto.

Nella mia scaletta di attenzioni la parola crampi ha sempre occupato uno degli ultimi posti. Non per supponenza ma perché non ne sono mai andato soggetto. Qualche irrigidimento, magari dovuto ad un movimento brusco per evitare un ostacolo in qualche discesa finale di qualche corsa lunga ma, a memoria, niente di più.

Su quei prati invece i crampi si sono fatti conoscere in tutta la loro dolorosa realtà. Prima solo qualche morso al polpaccio destro, poi velocemente, ogni tre-quattro passi, ad entrambi i polpacci nell’affrontare la discesa. Mi fermo e cerco di allungare la muscolatura. Cammino lentamente.

La cosa, devo ammettere, getta nello sconforto.

Anche perché sono sensazioni nuove da gestire, inaspettate.

La prospettiva di corsa cambia radicalmente. Mentre cammino cerco di riordinare i pensieri per trovare una soluzione. Continuo comunque a bere.

Non c’è nessun rischio reale, spiego a me stesso, sono crampi. Nella peggiore delle ipotesi cammino fino al traguardo. Sarà solo un po’ più disagevole del previsto. Più disagevole.. non avevo mai previsto che correre per 72km fosse agevole.

Mentre cerco di mettere in fila i pensieri cammino, ed il caso vuole che cammini sulla ripida salita che porta al Monte Ebro. Cerco di produrre un passo svelto e questo si traduce in una sorta di allungamento della muscolatura del polpaccio. Col senno di poi è stata un’ottima ginnastica.

Infatti riesco ad abbozzare nuovamente la corsa e poi a mantenere un ritmo più elevato anche se molto dispendioso.

Riprendo in mano le redini della mia corsa e faccio rotta verso Cantalupo. L’ultima discesa è un po’ sconnessa e l’attenzione è sempre alta: sembra che le tagliole possano richiudersi sui miei polpacci da un momento all’altro ma oramai scendendo sento l’afa del fondovalle aumentare, il traguardo è vicino.

All’arrivo apprendo che la mia fatica è in buona compagnia. Un terzo dei partenti si è ritirato e basta seguire i volti e gli sguardi man mano che si susseguono gli arrivi per comprendere come sia stata una giornata faticosa per tutti.

Le emozioni sono state forti, alcune inedite. In fondo è quello che cerco.

Rimane la soddisfazione per essere riuscito a mettere in pratica uno degli insegnamenti più importanti che le corse di resistenza regalano a chi ne subisce il fascino: non esiste La crisi, esistono Le crisi, e già il fatto che si utilizzi il plurale sta a significare che quando si entra in una situazione difficile si può cercare di interpretarla e si può anche uscirne.

Rimane la consapevolezza che nel mio percorso di riavvicinamento alle lunghe distanze ho ancora molto sudore da versare e chilometri da percorrere. Ad un certo punto ho fatto molta, forse troppa fatica e me lo conferma il fatto che dei luoghi attraversati nella fase più complicata della mia corsa ho ricordi meno dettagliati e lineari.

Rimane la tranquillità data dal buon recupero che il mio corpo ha mostrato nei giorni successivi a conferma che l’allenamento intrapreso è quello giusto.

Anche questa esperienza mi sarà utile per raggiungere l’azzurro del mare di Cap d’Ail.

Colgo questa occasione per fare pubblicamente i miei complimenti a Matteo per come interpreta la corsa e per come ha interpretato questa corsa. Una stretta di mano.

Cristiano

alcune foto sono di Paolo De Lorenzi paolodelorenzi.blogspot.it

Il video ufficiale ed il sito della manifestazione