Mont Ventoux

Mont Ventoux

Altissimum regionis huius montem, quem non immerito Ventosum vocant, hodierno die, sola videndi insignem loci altitudinem cupiditate ductus, ascendi.

“Oggi, spinto dal solo desiderio di vedere un luogo celebre per la sua altezza, sono salito sul più alto monte di questa regione, chiamato giustamente Ventoso”

Con queste parole Francesco Petrarca inizia la lettera (Familiares VI,I) nella quale descrive ad un padre agostiniano l’esperienza della salita alla cima del Mont Ventoux, in Provenza, nel sud est della Francia.

Dal testo apprendiamo che è il 26 aprile 1336.

Petrarca ha trentun anni. Ha trascorso la giovinezza a Carpentras, ai piedi del Mont Ventoux, dove il padre, guelfo bianco, si è trasferito al seguito della corte papale, di stanza nella vicina Avignone.

Corpo della lettera sono le considerazioni morali e religiose del poeta sviluppate tramite la metafora offerta dalla faticosa salita al monte affrontata con il fratello Gherardo.

Questa lettera ha assunto fama ed importanza perché per la prima volta vi si leggono i tratti di un’interpretazione della natura in chiave moderna. La letteratura medievale non conosceva una simile attenzione alla realtà terrena in quanto paesaggio da osservare e godere. Il fulcro del cambiamento sta nella motivazione della salita che non ha alcun fine pratico all’infuori del desiderio e del gusto di vedere.

Pensieri moderni che si intrecciano a quelli formulati dalla tradizione scolastica. Nel testo si legge un fitto susseguirsi di allusioni e assonanze con un gran numero di testi classici che culminano nel severo monito che Petrarca legge dalle pagine delle Confessioni di Sant’Agostino, libro aperto in vetta per fornire una bussola ai propri pensieri dopo la profonda emozione dello sguardo dall’alto.

«et eunt homines admirari alta montium et ingentes fluctus maris et latissimos lapsus fluminum et oceani ambitum et giros siderum, et relinquunt se ipsos.» (10, 8, 15)

“e vanno gli uomini a contemplare le cime dei monti, i vasti flutti del mare, le ampie correnti dei fiumi, l’immensità dell’oceano, il corso degli astri e trascurano se stessi”

Per me l’occasione di conoscere il Mont Ventoux arriva il 23 marzo di quest’anno.

Alla vigilia del viaggio la memoria è andata a questa lettera, stimolata dal fatto che alcuni autori individuano nella descrizione di questa salita le prime mosse da cui si è sviluppato il sentire proprio dell’alpinismo.

La lettura della testo, tradotto dal latino in lingua italiana da Giosuè Carducci, è un piacere che regala numerosi spunti di riflessione e non fa che accrescere la curiosità verso questi luoghi.

Scopo del viaggio in Provenza è prendere parte al Trail du Ventoux, corsa podistica che partendo da Bedoin, vicino Carpentras, si inerpica sui fianchi di questo monte per poi percorrerne l’intero profilo e fare ritorno al punto di partenza perdendo lentamente quota lungo le pendici rivolte a sud.

46 chilometri di sentieri con un dislivello positivo di 2620 metri.

La manifestazione quest’anno taglia il traguardo delle dieci edizioni e negli anni ha assunto un ruolo di primo piano nel mondo del trail running. Collocandosi a fine marzo, di fatto apre la nuova stagione delle grandi corse in natura in terra di Francia.

Partenza da Bedoin alle 8.30. Vi farò ritorno dopo quattro ore e cinquantasei minuti.

Ma questa è un’altra storia..

Cristiano